RIVOLUZIONE IN ATTO NEL MONDO DEL COLLEZIONISMO

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Il ritratto del collezionista oggi è ben diverso dal filantropico edonista di ieri.

Non più singolo individuo accusato di bulimia feticista, che arreda i suoi salotti per usufruire solitario del piacere della bellezza, nell’anonimato, ma figura di prestigio invitata a presiedere ruoli importanti in aziende private e fondazioni. Illuminato che si fa promotore della salvezza del patrimonio culturale e vero manipolatore del mercato dell’arte.

Il collezionista, si insinua in ambienti economici e finanziari,  partecipa attivamente allo show business dell’arte, presenzia a aste e fiere di prestigio, protagonista dello scenario artistico, decreta scelte museali e top price. In Italia spesso supporta le istituzioni corrose da una sbagliata politica e dalla crisi, apre le porte delle proprie dimore e con favolosa inversione di marcia, esce allo scoperto.

Qui più che altrove, il collezionismo privato sta diventando partner imprescindibile delle istituzioni indebolite e i musei riescono a creare mostre di grande livello grazie ai prestiti e alle loro donazioni. In virtù di questo, la sua figura diviene rafforzata perché l’opera esposta nei musei acquista di valore, oltre ad avere visibilità. Questo scambio di sinergie alimenta il panorama dell’arte e rappresenta l’evoluzione del collezionismo italiano.

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Per anni in Italia, era considerato cich nascondere il proprio patrimonio e tanto era importante la collezione, tanto più veniva nascosta. Ora che la sua figura è resa riconoscibile, istituzionalizzata, non rinuncia al prestigio di aprire Fondazioni con il proprio nome, aprono hangar, capannoni, giardini, studi che su appuntamento offrono la possibilità di far fruire al pubblico la collezione. Spesso è lui in persona a fare da cicerone, come un mecenate pronto ad ospitare l’artista e la sua site specific art. E ancora scelto per essere colui che dialoga con l’artista, incanalando scelte e visioni verso alcune direzioni.

Ma il collezionismo diventa un fenomeno complesso, che non riguarda più solo singoli individui, sulla scia delle Corporate Collections, che nascono in America negli anni 70, molte aziende, (tante nel campo del fashion) si rifanno il look! L’accostamento con l’arte fa assorbire i suoi benefici, si acquisisce notorietà, rispettabilità, valore, ripulisce l’immagine da delocalizzazioni svilenti e dona nuovo prestigio a marchi che hanno fatto la storia dell’imprenditoria italiana. Anche le banche trovano così il giusto linguaggio per svecchiarsi, per diventare altro, dialogando in forma contemporanea verso un nuovo target cliente.

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Sulla scia di questo cambiamento, la galleria classica perde il suo ruolo, assistendo a una moria di piccole realtà che non sono in grado di farsi registi della costruzione “magica” dell’aura di un artista! L’artista contemporaneo non vivrebbe senza il suo collezionista, è lui che crea il mercato poi alimentato dalle aste e dalle fiere.

Le aste scavalcano le gallerie, come scrive Adriana Polveroni nel suo interessantissimo libro “Il piacere dell’arte”, <<negli ultimi venti anni è avvenuto un significativo cambiamento, la distinzione tra mercato primario (opere provenienti direttamente dallo studio dell’artista) e mercato secondario (opere già soggette a transazioni) si è ridotta sensibilmente e le aste si rivolgono esplicitamente a  collezionisti e agli artisti, scavalcando la galleria.>>

Il clima che si respira nelle aste, nei vernissage delle fiere di arte contemporanea è dedicato esclusivamente ai vip e oggi pochi possono sentirsi dentro il sistema senza avere mai acquistato opere d’arte, sostenuto artisti o progetti filantropici. Ma è un virus che sta colpendo sempre più i giovani, mentre in passato un collezionista aveva di media 60 anni, oggi troviamo investimenti (o presunti tali) per tutte le tasche. Chi ha grandi collezioni in Italia ha iniziato almeno 20 anni fa e ha una gran voglia di far vedere quello che per anni ha tenuto nascosto da occhi indiscreti. Parte di coloro che venivano accusati di essere visionari, in tempi non sospetti, sono riusciti ad accumulare oggi una fortuna!

Quando l’arte contemporanea, trova una sua chimica nel mercato del presente, (chi lo sa.. nel futuro! ), significa che sta svolgendo un ruolo chiave per la società, anche se fosse solo destinata a morire con il suo momento storico. Ma il talento, la lungimiranza, la passione dei collezionisti sta smuovendo un’intera tribù in Italia, quella dell’entertainment, della cultura, oltre che finanziario e politico, ed è praticamente da considerarsi un miracolo.

Samantha Ghironi

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